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Palla a Turkovic: "Avere fame di vincere e di imparare è decisivo per crescere"

#iorestoacasa

Tre volte vincitore dei FIGH Awards come miglior giocatore italiano, punto fermo del Bolzano e della Nazionale, Dean Turkovic è con ogni probabilità il giocatore che ogni allenatore vorrebbe in squadra. Pacato nell’animo, sempre concentrato, uno a cui affideresti l’ultima palla della partita o l’accesso al tuo conto in banca con lo stesso grado di fiducia. 

“In realtà faccio finta di essere tranquillo, ma io avverto tensione prima di ogni partita, anche quelle sulla carta più semplici”, confessa. Dean è stato ieri (mercoledì) il protagonista dell’intervista quotidiana delle ore 19:00, divenuta ormai abitudine in questi giorni di costrizione forzata a casa, sull’account Instagram della FIGH (@federazioneitalianahandball).

Tensione? “Sì, e per questo preferisco quando giochiamo in trasferta, perché viaggiare con la squadra mi aiuta a pensare meno alla partita, a perdermi magari meno nei pensieri”. Anche se poi il campo cancella tutto: “Una volta iniziata la gara tutto passa, ti concentri sull’obiettivo e ti dimentichi di tutto. E naturalmente quella è la parte più bella”. Ancora meglio, poi, se più di qualche volta di prendi l’abitudine di deciderle, quelle partite, con il gol decisivo all’ultimo istante: “Qualcuno deve pur tirare in quei momenti. Se il riferimento è al gol contro il Lussemburgo, posso solo dire che io, Skare o Maio (Skatar e Maione ndr) eravamo tra i giocatori più esperti e dovevamo prendere noi quel tiro. È andata bene e posso solo dire che è stato incredibile. In generale, sì, mi piace prendere la responsabilità dell’ultimo tiro. Mi è ovviamente capitato anche di sbagliare, ma per fortuna tutti si ricordano delle 2-3 volte in cui la palla è andata dentro (ride ndr)”.

Alla maglia azzurra sono legati anche altre emozioni forti, come l’amichevole del gennaio 2019 contro la Croazia a Parenzo, città nella quale Turkovic aveva giocato prima dell’arrivo a Bolzano. “La ricorderò per tutta la vita, non c’è dubbio. La Nazionale per me è sempre stata un enorme onore, ma in quella occasione è stato speciale perché giocavo a casa, nella mia città e contro grandi campioni dall’altra parte (Duvnjak, Cindric, Karacic ndr). E poi ricordo che Vito (Fovio ndr) per quell’occasione mi lasciò la fascia di capitano. Insomma, veramente un bel ricordo”.

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A proposito di Croazia, l’incontro con la Pallamano di Dean è una cosa quasi scontata: “Diciamo che non ho avuto scelta. Mio fratello giocava e, soprattutto, mio padre era allenatore nelle giovanili. Molti dei miei amici giocavano a calcio e anche io avrei voluto, ma ai tempi mio padre disse che l’unico passaggio in auto sarebbe stato per il campo di Pallamano quando lui teneva gli allenamenti. Abitavo un po’ fuori città: scelsi la Pallamano”. Poi l’Italia: “Sono sempre stato legato all’Italia, un po’ per i miei parenti e un po’ anche per la passione per il calcio. Ho sempre seguito la Serie A (tifa per il Milan ndr). Attraverso mio nonno ho avuto poi la possibilità di acquisire la cittadinanza italiana. Avevo comunque sempre pensato di poter venire in Italia in un futuro”.

Si scrive “futuro” e si legge “Bolzano”, dove debutta nella stagione 2011/12 e con cui vince 14 titoli (5 Scudetti, 5 edizioni della Coppa Italia e 4 della Supercoppa). “Qui sto bene. La squadra è sempre stata competitiva e anche al di fuori dello sport ho trovato una terra bellissima, l’Alto Adige, che mi ha accolto molto bene”. Una città nella quale Dean ha trovato l’amico di sempre, Mario Sporcic: “Giochiamo insieme qui a Bolzano da nove anni, ma prima lo avevamo fatto per tre stagioni anche a Porec. Il nostro è un rapporto che va oltre il campo. Trascorriamo insieme anche il tempo libero, le ferie. È un amico vero”.

Tante sfide, tante avversarie e tanti successi a Bolzano. “Non penso che si possa smettere di avere fame di vincere”, continua. “Quando c’è qualcosa in palio, chiunque scende in campo per vincere e per dare il massimo. Quest’anno per noi vincere in Final8 non era scontato: anche al nostro interno ci sentivamo forse meno padroni della situazione rispetto ad altre occasioni. Con questo non voglio dire che vincere sia scontato, tutt’altro. Ma quest’anno è stata davvero dura”.

Quali, invece, le serie di finale più belle tra le tante giocate? “Quelle contro Fasano, senza dubbio”, dice Dean, mentre nel corso del live su Instagram fa capolino anche Flavio Messina, storico capitano dei pugliesi. “Avevano una squadra molto competitiva - prosegue il centrale azzurro - ed era difficile e al tempo stesso molto stimolante affrontarli. Probabilmente il periodo in cui avevano Ricobelli, Leal, Maione, Fovio e Rubino tutti assieme era il periodo in cui erano più forti. Con loro sono sempre state partite dure, ma anche corrette e giocate con grande rispetto”.

Cosa c’è nel futuro di Turkovic? “Ci penso, sì, anche se la vita da allenatore non mi stimola molto. Eventualmente nei settori giovanili, quello sì”. A proposito di giovani: cosa c’è, invece, nel futuro della Nazionale azzurra: “Intanto c’è una generazione intermedia, quella di Parisini, di Moretti, Dapiran, Stabellini, Ebner che può dare moltissimo. I ragazzi che arrivano da dietro, Mengon, Bortoli, Colleluori e gli altri, sono talenti assoluti e potranno crescere bene nel contesto di una Nazionale con molti elementi secondo me validi”.

Le domande arrivano in tempo reale e qualcuno chiede a Dean un ultimo consiglio per una carriera come la sua: “Cercare di imparare da chiunque. Se doveste chiedermi chi è il mio idolo sportivo, non saprei rispondere. Chiunque, a partire dai propri compagni di squadra, può insegnarti qualcosa, un tiro, una finta o un passaggio. Avere fame, avere sempre voglia e la predisposizione ad imparare è fondamentale per crescere”. E poi, se siete in difficoltà, palla a Turkovic: ci pensa lui.

(foto: Paolo Lazzeroni)